L’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste
nella capacità di apprendere e cambiare più rapidamente degli altri.

Philip Kotler

Industry 4.0: More pain than opportunity is in store - be prepared!

Le fabbriche – quelle che rimarranno vive perché competitive – si svuoteranno presto di mano d’opera.

Nel prossimo decennio, Intelligenza Artificiale e Internet of Things permetteranno di gestire approvvigionamenti, stoccaggio, produzione e logistica con robot. Chi non si allineerà resterà fuori mercato – non solo a causa di non-competitività di costi, ma anche per il gap di qualità fra prodotto “perfetto” perché eseguito parametricamente da macchine, e prodotto esposto alle imperfezioni ed errori dell’operatore umano.

“Industria 4.0” sancisce la fine del mito “piccolo è bello”, malamente tenuto in vita da superammortamenti ed altri succedanei di politica industriale. La globalizzazione è un fatto, non un tema di discussione – ed il ridisegno delle supply chains stimolato dalla pandemia ne è soltanto una manifestazione, non certo un’inversione di marcia.

Combinato con l’invecchiamento della popolazione, il trend verso la fabbrica robotizzata definisce un futuro prossimo più ricco di minacce e sofferenza sociale che di opportunità, mettendo in evidenza una realtà scomoda: la digitalizzazione è un tema di risorse umane.

Rafforzamento dell’educazione tecnica e tecnologica, programmi di rieducazione e formazione di una forza lavoro che invecchia, forme di lavoro innovative sono necessarie componenti della transizione verso un assetto industriale sostenibile. Competenze, processi e standard operativi, strutture organizzative e staff devono cambiare in linea con le potenzialità di efficienza ed efficacia dei sistemi informativi. Quel che vale per la produzione è altrettanto vero per l’amministrazione – inclusa quella governativa, sia essa di Stato Regione o altro – e per la Banca: la tendenza verso l’automazione è irreversibile e va affrontata immediatamente ed in modo serio.

L’Italia, secondo operatore industriale d’Europa ma ancora popolata di aziende piccole, sub-critiche e spesso “terziste”, è destinata ad affrontare un trauma particolarmente severo.

Comparato con il lavoro che il Governo Federale Tedesco sta svolgendo da 8 anni su “Plattform Industrie 4.0”, il programma di sgravi fiscali e incentivi finanziari Italiano stringe il cuore e fa prevedere futuri guai – ampiamente annunciati. Analoghi programmi a quello Tedesco sono in corso in USA, Francia, Giappone – il comune denominatore è quello di coinvolgere l’intero sistema produttivo: infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende.

Il programma Tedesco si articola in 5 gruppi di lavoro: Standard, Innovazione, Sicurezza, Legale ed infine quello, essenziale, su “Lavoro, Educazione e Formazione”. In quest’ultimo gruppo figura in modo sistematica il sindacato – chiaro indice della preoccupazione per l’impatto che il cambiamento avrà sulla forza lavoro.

Lo tsunami sta per arrivare, e purtroppo provocherà più dolore che gioia.

Serve un programma ben più robusto di quello Italiano per affrontare la disoccupazione prossima ventura: perché sarà proprio l’Italia a pagare il prezzo più alto – per il ruolo subordinato, la scala ridotta e la debole capitalizzazione di molta parte della sua struttura industriale.

La soluzione?
Potrebbe essere utile studiare con attenzione quel che fanno gli altri, ed imitarli perlomeno con lo stesso impegno.